Perché le agenzie sono invisibili allo Stato

È ufficialmente un mistero da anni. Se il settore dell’incoming è abbondantemente rappresentato presso le istituzioni e gli albergatori hanno imparato da anni a farsi ascoltare, il mondo delle agenzie di viaggi sembra essere completamente invisibile alle ‘stanze dei bottoni’. Un tema che è emerso anche durante l’incontro organizzato dalle agenzie di viaggi di Brescia con i rappresentati dei tour operator charteristi. E alcuni, tra questi ultimi, potrebbero aver indicato una via per trovare una soluzione al ‘giallo’.
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Del resto il mondo delle agenzie di viaggi, nel suo complesso, muove ancora fatturati di tutto rispetto. E sono tante le famiglie che vivono di outgoing, in ogni parte d’Italia.

Eppure, difficilmente leggi e normative italiane (se non sollecitate dall’Europa) intervengono nel campo della distribuzione turistica. Il Codice del Turismo, per certi versi, ha rappresentato un’eccezione e, nell’ultimo decennio, è stato uno dei pochi casi in cui un provvedimento ha coinvolto direttamente i dettaglianti del turismo. Anche gli avvenimenti degli ultimi anni, che hanno coinvolto pesantemente agenti e operatori, non hanno visto una risposta da parte delle istituzioni.

L’ipotesi avanzata parte da un dato che differenzia le agenzie di viaggi da tutti gli altri settori produttivi: il lavoro con l’estero. Mentre albergatori e incoming portano capitali dall’estero in Italia l’outoging verrebbe visto come un comparto che porta i capitali italiani all’estero.

Nulla di diverso di quanto non accade in altri segmenti (basta pensare all’ecommerce, buona parte del quale basato all’estero…). Ma c’è da chiedersi se questo dato non incida sulla visione che le istituzioni di ogni colore politico hanno delle agenzie di viaggi.

Se così fosse, per le agenzie ora ci sarebbe un’urgenza in più: far comprendere che anche loro fanno parte del tessuto produttivo del Paese.

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da ttgitalia.com

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