La mia indimenticabile L’Eroica – XXIII Edizione

La mia indimenticabile L’Eroica – XXIII Edizione

La mia Eroica è scoccata alle 5:12, con partenza dalla mitica piazza di Gaiole in Chianti: un timbro – il primo timbro – e via, sotto un’esplosione di stelle, sotto un cielo “africanoche sovrasta le nostre teste ed illumina il cammino. Un cielo terso, fitto di stelle e con la luna che timidamente saluta.

La prima salita, verso il Castello di Brolio, allunga il grande serpente umano; ognuno, con il suo passo, affronta questa prima sfida e insieme sembriamo un scia di lucciole intermittenti in una notte di mezza estate. Scorriamo lenti sulla prima strada sterrata e le prime forature non si fanno attendere.

I primi km appaiono lenti ed ogni volta devo inoltre riabituarmi al mezzo meccanico, alle salite e soprattutto alle discese, su strade bianche, al buio completo.

Dov’è la memoria delle cambiate meccaniche? Dei puntali in ferro per le scarpe? Dei freni che urlano invece di frenare? Normalità per i nostri padri ciclisti… Ma mai parola fu più appropriata della definizione EROICA!

 

Vedo in giro molte biciclette poco Eroiche a dir la verità… con guarniture moderne e pneumatici di ultima generazioneI controlli promessi dalle varie brochures e al ritiro del pettorale non ci sono stati, quindi il business passa avanti alle “buone regole”. Comunque sia viva l’Eroica, in tutte le sue forme!

Io la vivo con i miei occhi, attraverso un viaggio, con la mia Bianchi povera del 1974, che nelle strade bianche sterrate della bellissima SIENA, marcia lenta ma fiera. So già che alle 7:00 arriverà l’alba e che oggi sarà fredda, ma sarà sempre una meravigliosa alba.

E infatti lalba sta ora prendendo il sopravvento; i piedi freddi cominciano però a scaldarsi e le braccia ad asciugarsi, mentre sfrecciamo tra gli incroci della perfetta macchina organizzativa. Nel frattempo un gallo si è svegliato e canta: ci dà il suo buongiorno, insieme alle prime luci del sole.

Almeno una volta all’anno l’eroica ci insegna ad essere padroni delle strade, a circolare ed essere rispettati come in un Paese civile. Ora le nuvole giocano con il cielo, si nascondono e poi mostrano all’improvviso degli scorci di Toscana e del Chianti davvero mozzafiato. Oggi ci sono tutti i colori del Chianti: l’azzurro del cielo, il verde dei cipressi e il bianco delle strade sterrate.

Sento il dolore in faccia, il fondo è talmente asciutto che la ghiaia è come se fossero un milione di spilli pronti a ferire i copertoncini del mio amato mezzo meccanico, anche lui colpito fino a farlo stendere a terra.

Anche il mio corpo urla: collo, spalle, braccia, polsi e chi più ne ha più ne metta! Le forature mi ricordano sempre che niente è scontato e che la definizione eroica è sempre più appropriata. Al 45° km ho forato la gomma posteriore e cavolo, provo a rigonfiarla ma non regge. La mia fortuna è che al 50° km c’è il ristoro, con la ciclo officina, cosi cambierò il copertoncino e poi mi avvierò al primo ristoro dove mi aspetta la colazione, per poi ripartire come se nulla fosse.

Oggi la salita delle Sante Marie si è fatta sentire… Come sempre l’ho fatta in sella, ma i quadricipiti e i femorali urlano di dolore; sono stanco, molto stanco, ho dormito poco e male, ma dai Pagni! Mancano solo 30 km dei 135 e siamo quindi all’ultimo ristoro, dove mi godrò un po’ di panforte e vino! Siamo a 27 km da Gaiole in Chianti: Adelante, Adelante, Peligro Costante!

Pensare ad un’Eroica come ad una gara non è corretto, l’Eroica è un segno indelebile nel tuo DNA! E’ un percorso di vita, un tatuaggio permanente che rimuovi solo l’anno successivo alla prossima partenza. Ogni volta è una nuova esperienza, ogni volta é una nuova storia e se guardo ora la mia bici, penso a quante ne ha passate, aquanto è stanca e ferita. Allo stesso tempo, però, la bici è eroica e fiera di aver portato il suo compagno di viaggio alla meta; una sorta di rispetto reciproco: ci guardiamo in faccia e con un sorriso ci strizziamo l’occhio.

La mia eroica è terminata alle 12:16 con una medaglia, un colpo sulla spalla e una buona birra!

Cosa si può volere di più dalla vita?