La febbre cubana: “Non c’è spazio per tutti”

Dopo l’apertura con gli Stati Uniti, è febbre Cuba. Player statunitensi e di lungo raggio europei la sognano. Ma il problema rimane in loco. L’Isla Grande sarà in grado di superare la sfida e offrire reali occasioni di business per il turismo organizzato?

Per il momento ‘lavori in corso’, soprattutto dal punto di vista ricettivo e dei servizi, più che da quello dei collegamenti.  “L’offerta è decisamente minore rispetto alle richieste”, spiega a TTG Italia, Moreno Rognoni, direttore marketing di Press Tours, t.o. che opera sull’Isola da trent’anni, mantenendo volumi di crescita dal 10 al 20 per cento. “Forse il problema maggiore che riscontriamo tutti è chiaramente sulle grandi città: su L’Avana sicuramente e sulle città d’arte come Trinidad e Santiago, che son le  tre più visitate e conosciute e dove, soprattutto nel caso delle ultime due, la capacità alberghiera è assolutamente minima, rispetto ad altre destinazioni”.

Mobilità frenata
Ma c’è da fare anche sul lato trasporti. Sciolto il nodo dei voli dagli Usa, resta quello della mobilità interna. “Il parco dei mezzi pubblici e locali che attualmente operano a L’Avana per il turismo – spiega Rognoni – non viene svecchiato, né implementato”. Un problema per i transfer e la creazione di itinerari.

Lo spettro della concorrenza made in Usa
Infine, per gli operatori del mercato italiano, si affaccia prepotente la concorrenza a stelle e strisce. Ma è reale sul breve come sul lungo periodo? “Sicuramente sì nei termini di una lotta all’ultimo coltello per la gestione degli allotment  e delle camere, perché al momento sembra che per i cubani l’unico mondo sia quello Usa”.  Non a caso, spiega Rognoni “in molti stanno modificando o stanno costruendo ex novo strutture alberghiere più consone alla tipologia di turismo medio americano”. “Ma – crede Rognoni – passata l’euforia iniziale l’americano sarà un turista molto assiduo, che però tornerà a trovare, soprattutto per i soggiorni mare e i viaggi di nozze, soluzioni tipiche americane”.  Lasciando spazio agli operatori del Vecchio Continente.

Un mercato da conquistare
Quindi c’è tempo e spazio. Una strada per farsi largo? Differenziare. “Noi, ad esempio, stiamo cercando di portare avanti una promozione su target differenti per catturare le singole voglie di viaggio”.  La gara è ancora aperta.

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