Il muro del pianto albanese

Lunedì 30 ottobre 2017

Questa mattina la partenza è un po’ rigida; mi fa male un po’ tutto, ma soprattutto il fondoschiena. Forse questa sella cara e così decantata non è proprio perfetta per le mie natiche. Anche il ginocchio sinistro urla un nuovo dolore.

Ieri sera ho unto la catena e ho dato un giro di chiave a tutta la bicicletta, qualcosa si allenta sempre e qualche vite o dado cade per forza.

Stamani mi viene in mente la canzone di Vasco “Vivere”… “Vivere, è passato tanto tempo, vivere, è un ricordo senza tempo, vivere, e sorridere dei guai, proprio come non hai fatto mai…

Devo ancora capire se gli albanesi sono veramente indisciplinati alla guida, oppure non sono proprio “trombati” per andare in macchina.

Il muro del pianto è arrivato! Mi fermo, mi spoglio, alleggerisco la vestizione e comincio a salire… Tra qualche ora sarò in vetta.

Ovviamente un raggino (il 3º per la precisione) mi abbandona; mi fermo, canterello ancora Vasco e incomincio l’operazione. 40 minuti soltanto, per la riparazione… Sto diventando bravo! Risalgo in sella e via, adelante adelante.

Alle 11:45 raggiungo la vetta. E’ freddo e sono tutto bagnato; vedo un bar e vado a prendere il mio solito caffè americano, poi mangerò la mia cioccolata fondente al 75%.

La discesa è fantastica, strade che si snodano a zigzag, riconosco quei luoghi in tante foto pubblicate.

In basso c’è il mare… Si respira aria di Grecia.

Ma la giornata non è mica finita, cominciano i “mangia e bevi” distruttivi. Arrivo che è già buio, con 106 km e 2366 mt di dislivello sulle gambe. Di nuovo problemi per dormire e mangiare, anche oggi non ho pranzato, passerà, come disse Don Abbondio, verrà un giorno…

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